Magico Vento.
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- 5 giorni fa
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Nello strano mondo dei social, che da tempo ho ormai abbandonato, io e il mio amico conoscemmo anni fa questo ragazzo che come nome, al posto di quello anagrafico, adoperava appunto quello di Magico Vento; ed è, appunto, la persona che sta insieme al mio amico in piedi nel bel mezzo di Campo Santa Margherita. Non sapevo - me lo disse lui - che era un nome ispirato ad un fumetto; ma anche se lo avessi saputo, questa cosa non avrebbe ridotto per niente né l’aura, né il personaggio che ancora oggi, inconsapevolmente, si porta dietro. Lo conoscemmo per quei bizzarri giochi tra opposte tifoserie, che talvolta al posto dello sfottò, o peggio, preferiscono un sano gemellaggio, in questo caso tra la squadra di basket della nostra città e quella della sua, Venezia, appunto. La conoscenza, inizialmente online, fu approfondita più e più volte in occasioni sia legate al basket, sia ad altro e non si è fermata quando, in modo impunito e criminoso, la squadra di basket della mia città è stata fatta sparire dalle mappe, dalla sera alla mattina, con uno spettacolino che periodicamente si sposta di città in città qui in Italia. Credo di avergli voluto bene da subito. Tempo fa portava dei capelli molto lunghi e non temeva di arrivare in moto giù da noi a vedere una partita - 1400 km almeno, tra andata e ritorno - giusto per un po’ di basket e per una sana birra insieme. Ricordo una semifinale scudetto tra le nostre squadre: Venezia vinse in casa nostra una partita ostica, in modo cinico, da grande squadra qual era - dopo anni lo riesco a dire senza dolore - chiudendoci di fatto le possibilità di una nostra ipotetica vittoria del campionato. Magico Vento passò il post-partita con noi - lo portammo nel pub migliore della zona, per offrirgli il meglio possibile - e nonostante fosse palesemente consapevole del peso della vittoria lagunare in casa nostra, rispettò il nostro silenzio, il nostro dispiacere, compartecipò al dolore pur nella vittoria: questo è il segno di un grande uomo. Ma lo sport rimane, spesso e volentieri, specialmente il basket, un divertimento per bambini cresciuti. Nell’ultimo anno, io e Magico Vento abbiamo perso il padre. A me, una madre rimane, mentre a lui, purtroppo, neanche quello. Nonostante la differenza d’età - che c’è, con il passare del tempo evidente per tutti gli interessati ad ogni incontro - Magico Vento sembra essere mio amico da sempre, dall’infanzia. Ci capiamo subito e abbiamo la stessa sensibilità. Ho fatto mio il suo modo dignitoso di gestire il dolore. Ma soprattutto ho fatto miei innumerevoli angoli, calli e campielli della città dove ci stiamo ritrovando, dove ci ritroviamo ormai quasi abitualmente, ogni tanto, perché io lontano da Venezia non ci so stare. È stato colui che un giorno di tanti anni fa, mi portò a vedere la Scuola della Misericordia, un antico palazzo dove, inspiegabilmente, la Reyer Venezia ha giocato per anni, al secondo piano, in pieno centro storico. Quando, dunque, si è creata la coincidenza astrale che lei, il mio amico ed io ci trovavamo a Venezia, chiamare la nostra guida, un caro amico come lui, è stato d’obbligo. E quando arrivai da lui e dal mio amico, stavano parlando di uno degli altri argomenti che ci uniscono. Il vino.

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